L’aggravante parlamentare

Nelle richieste di arresto del senatore Alberto Tedesco e del deputato Alfonso Papa (nel suo caso anche per giustificare il rifiuto dell’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa), i magistrati hanno indicato nella loro condizione di parlamentari una sorta di aggravante, in base alla considerazione che, esercitando la rappresentanza nazionale, sarebbero automaticamente in grado di inquinare le prove o, addirittura, di continuare a commettere i reati di cui sono accusati, condizioni indispensabili per l’adozione di misure cautelari preventive.
16 AGO 20
Immagine di L’aggravante parlamentare
Nelle richieste di arresto del senatore Alberto Tedesco e del deputato Alfonso Papa (nel suo caso anche per giustificare il rifiuto dell’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa), i magistrati hanno indicato nella loro condizione di parlamentari una sorta di aggravante, in base alla considerazione che, esercitando la rappresentanza nazionale, sarebbero automaticamente in grado di inquinare le prove o, addirittura, di continuare a commettere i reati di cui sono accusati, condizioni indispensabili per l’adozione di misure cautelari preventive. Nel caso di Tedesco, poi, questa tesi pare acclarata dal fatto che nessuna richiesta di arresto è stata emanata dalla procura nei suoi confronti finché non è entrato a Palazzo Madama, nonostante fosse già accusato dalla stessa procura per gli stessi reati.

Letta correttamente, da un Parlamento non intimidito da una forsennata campagna mediatica, questa considerazione dei magistrati avrebbe dovuto costituire la prova evidente del “fumus persecutionis”. Se si considera un parlamentare, per il semplice fatto di esserlo, più “socialmente pericoloso” di un altro qualsiasi cittadino (o, come nel caso di Tedesco, della stessa persona finché non è entrata in Parlamento), si configura un pregiudizio negativo nei confronti di un’istituzione che ha oggettivamente carattere persecutorio. Quando Pier Luigi Bersani sostiene che i parlamentari debbono essere trattati come qualsiasi cittadino, trascura di prendere atto che, per alcune procure, essi sono invece trattati peggio.

Se il presidente della Camera non si fosse infilato nel vicolo cieco del giustizialismo, avrebbe dovuto elevare una protesta formale, assieme al suo collega del Senato, per questa deriva antiparlamentare che assume paradossalmente valore giuridico. Delegittimare la funzione parlamentare in quanto tale è un’operazione devastante, che mina il fondamento rappresentativo delle istituzioni democratiche, ma pare che, se serve a danneggiare il governo, vada bene così anche ai più fervidi sostenitori della centralità del Parlamento.